01Perché fondare YOHOHO
Indice
  • 01Perché fondare YOHOHO
  • 02Il vecchio modello di agenzia
  • 03Uno studio creativo diverso
  • 04Branding, adv, siti e social
  • 05Il nome YOHOHO
  • 06I primi progetti dello studio
  • 07Startup e branding
  • 08Esperienza
  • 09Perché questo blog

YOHOHO compirà 10 anni: perché abbiamo fondato uno studio creativo diverso dalle agenzie tradizionali.

13 min di lettura
Simbolo di YOHOHO Studio, studio creativo di Milano: una Y in un cerchio dipinta a spray bianco su fondo nero

YOHOHO è nato per risolvere due problemi: una comunicazione divisa in compartimenti stagni e agenzie diventate troppo lente.

YOHOHO è nata per risolvere un problema. O forse due. Il primo lo incontravamo ogni giorno: il mondo della comunicazione funzionava troppo spesso per compartimenti stagni. Il branding veniva affidato a uno studio grafico, la campagna pubblicitaria a un’agenzia creativa, il sito web a una digital agency. Nel frattempo si moltiplicavano anche le social agency. Aumentavano gli interlocutori, i passaggi e le possibilità di non capirsi.

Il secondo problema era la qualità del lavoro. Nelle agenzie da cui venivamo, strutture e processi sempre più complessi finivano spesso per logorare i progetti invece di migliorarli. Tra feedback, revisioni e riallineamenti, le idee perdevano forza, i tempi si allungavano, il rapporto con i clienti si complicava. Alla fine, la frustrazione era una delle poche cose che riuscivamo a condividere tutti.

Perché il modello tradizionale di agenzia non funzionava più.

YOHOHO è nata in questo contesto. Ne parlavamo al Rock’n’Roll di Milano, dove ci vedevamo dopo il lavoro. Sul palco suonavano le chitarre elettriche, sotto il palco i ragazzi pogavano. Noi passavamo le notti a immaginare un’agenzia punk nell’anima, capace di emozionare, di farlo con semplicità e anche con tutta l’irriverenza dei ventenni.

Eravamo convinti che si potessero fare branding, advertising, siti web e contenuti social in modo più coerente e diretto. Che un’idea potesse arrivare fino in fondo, senza essere smontata pezzo per pezzo nel passaggio da un fornitore all’altro. E che valesse la pena costruire uno studio per provarci.

L’idea di uno studio creativo più agile, diretto e trasversale.

In quelle notti abbiamo iniziato a immaginare uno studio diverso dalle grandi agenzie che conoscevamo. Un luogo in cui una coppia creativa, un grafico, chi si occupava di social e ads, un account e uno sviluppatore web potessero lavorare insieme come un nucleo essenziale, coinvolgendo ogni volta le persone più adatte al progetto. La squadra si sarebbe costruita intorno al lavoro da fare.

Oggi questa intuizione può sembrare quasi normale. Team fluidi, collaborazioni da remoto, professionisti coinvolti progetto per progetto: nel frattempo queste possibilità sono diventate più familiari. Per noi, allora, significava mettere in discussione il modello di agenzia in cui avevamo lavorato. Capire che il talento non finisce sulla soglia del tuo ufficio e che la qualità cresce quando puoi scegliere le persone più adatte, anche se si trovano altrove e vedono le cose in modo diverso da te.

Significava anche immaginare un rapporto più diretto con i clienti: meno filtri, meno dispersione, meno distanza tra chi pensa il progetto e chi lo approva. La fiducia doveva cominciare da lì.

Branding, advertising, social e siti web: il vantaggio di una visione unica.

Ma il punto decisivo era un altro. Noi volevamo tenere tutto insieme. Volevamo che naming, logo, brand identity, campagna pubblicitaria, sito web, contenuti social e ads smettessero di essere pezzi separati e tornassero a essere ciò che dovrebbero sempre essere: manifestazioni coerenti della stessa idea.

Perché un brand non vive a compartimenti stagni. Vive nella somma delle sue apparizioni. Nella continuità tra ciò che promette, ciò che mostra e il modo in cui parla al pubblico. Se manca una regia comune, questa continuità si perde. Quando invece ogni scelta risponde alla stessa direzione creativa, ogni mezzo rafforza l’altro. E la strategia esce dai documenti: diventa qualcosa che le persone riconoscono.

Il team di YOHOHO Studio in posa con la bandiera dello studio creativo, foto in bianco e nero

Perché ci siamo chiamati YOHOHO: l’idea dei pirati creativi.

Fondando il nostro studio, stavamo anche prendendo posizione. Di fronte alle grandi agenzie pubblicitarie, ai network internazionali e alla moltiplicazione delle strutture specializzate, volevamo dimostrare che c’era spazio per un’altra strada.

La cosa aveva qualcosa di irriverente, di laterale, di combattivo. L’immagine è arrivata da sola: ci sentivamo pirati. Pirati creativi. Gente che entra nel settore senza chiedere il permesso, convinta che ci sia ancora spazio per l’assalto, per il rischio, per un altro modo di navigare.

Da qui è nato il nome YOHOHO. Un nome volutamente anomalo, capace proprio per questo di restare in testa. Viene dal celebre canto pirata dell’Isola del tesoro di Stevenson: un grido che è insieme canzone, sfida e promessa d’arrembaggio. Ci sembrava perfetto.

Uno studio creativo pirata, però, aveva bisogno di qualcuno disposto a salire a bordo. Ci servivano clienti coraggiosi. Clienti capaci di vedere il valore di una struttura diversa e di fidarsi di un processo più diretto e integrato. È da lì che nasce il nostro claim: Creatives for the brave. Perché la creatività richiede sempre una certa dose di coraggio, da entrambe le parti.

Dal branding all’advertising: i primi grandi progetti dello studio.

Immagine coordinata Unicollege firmata YOHOHO Studio: carta intestata, buste e biglietti da visita blu

Adiuva: il primo progetto integrato, dal branding ai siti web.

Il primo grande cliente che ha creduto in questa possibilità è stato Adiuva. Per noi ha contato molto: ci ha dato tre anni di lavoro in cui mettere alla prova il nostro modello, con tutto quello che un progetto lungo comporta.

Adiuva è una holding che comprende diverse realtà formative, ognuna con la propria identità, i propri obiettivi, il proprio pubblico. Il nostro compito è stato costruire il branding del gruppo e, insieme, dare a ogni singola azienda un carattere riconoscibile, un tono di voce proprio, una direzione visiva coerente. Un lavoro di family branding, nel senso più pieno del termine. Le singole realtà dovevano funzionare da sole e farsi riconoscere come parte della stessa famiglia.

Da questa strategia sono poi nati i siti web, i piani editoriali social e le campagne ads. Branding, web e comunicazione prendevano forma a partire dalle stesse scelte, che dovevano funzionare tanto per il gruppo quanto per ciascuna azienda.

È stato il primo progetto davvero YOHOHO. Il metodo cominciava a vedersi: nelle relazioni tra i diversi brand, nei loro linguaggi, nella continuità della comunicazione.

Lamborghini Urus gialla ripresa dall'alto mentre disegna un cerchio di polvere, frame dello spot di lancio

 

Lamborghini Urus: quando abbiamo capito di poter competere con le grandi agenzie.

Poi è arrivata Lamborghini. Con il progetto Urus abbiamo capito che il nostro modo di lavorare poteva reggere anche ai livelli più alti. Il contesto era complesso, le aspettative altissime e gli elementi della comunicazione da tenere insieme erano molti.

A interessarci era soprattutto la possibilità di lavorare a un’idea che andasse oltre il singolo spot. Una campagna che raccontasse Lamborghini in una nuova luce: un marchio iconico ad alte prestazioni, capace di rendere possibile ciò che sembrava impossibile.

Since We Made It Possible, il claim che ha guidato il progetto, è arrivato fino a essere stampato sulla facciata dell’industria 4.0 di Sant’Agata Bolognese. All’evento di lancio della Urus era presente anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Per noi è stata una conferma importante. Una struttura agile, con le competenze e la direzione giuste, poteva misurarsi con il lavoro delle grandi agenzie internazionali. Dopo Urus potevamo dirlo con un progetto alle spalle.

Logo Freddy arcobaleno sopra tre ballerine che danzano, dal rebranding curato da YOHOHO Studio

 

Freddy: dimostrare che la creatività può accompagnare un brand nel tempo

Se Lamborghini ha rappresentato una prova di forza, Freddy è stato uno dei legami più profondi e formativi della nostra storia. Abbiamo condiviso oltre cinque anni di lavoro, tra riposizionamento, rilancio e rebranding. Quando Freddy ha deciso di ripartire dalle basi, eravamo accanto al brand: bisognava ritrovare una visione contemporanea senza tradirne la natura.

Il cuore del progetto è stato chiaro fin dall’inizio: affermare il posizionamento di Freddy come brand che interpreta lo sport come arte del movimento. Il corpo come mezzo espressivo. L’atleta come artista. Una prospettiva diversa in un settore dominato da record, vittorie, obiettivi e competizione.

Da qui sono nati film-manifesto, contenuti editoriali, interviste, social, eventi, siti speciali e infine anche il rebranding. Tra gli Artisti del movimento coinvolti in questo percorso ci sono stati Jury Chechi, Alessia Maurelli e Nicoletta Manni: figure diversissime tra loro, capaci di dare corpo alla stessa idea.

Freddy ci ha insegnato quanto lavoro occorra per restare coerenti nel tempo. Una visione deve saper generare nuove campagne, attraversare linguaggi diversi, accompagnare i cambiamenti del brand. È anche così che la creatività può restituire contemporaneità, desiderabilità e forza emotiva a una marca.

Startup, branding e lanci sul mercato: il cuore più audace di YOHOHO.

Negli anni abbiamo lavorato anche per realtà come Ferrovie dello Stato, Vibram, Luxottica, Netflix e Ducati. Ma c’è una soddisfazione particolare che continua ad accompagnarci: lanciare startup sul mercato.

Forse perché è lì che il nostro modello trova la sua forma più pura. Quando un brand non esiste ancora, la sua percezione è tutta da costruire. Ogni scelta pesa. Ogni parola, ogni segno, ogni pagina del sito contribuisce a dire per la prima volta chi sei. È una condizione delicata, e per questo entusiasmante.

Pensiamo a Lunar, un progetto che per noi resta emblematico. Un brand B2B, tecnico, innovativo, che ha scelto una strada lontana dal linguaggio prevedibile del settore. Abbiamo costruito un immaginario forte, quasi fantascientifico, cercando di tenere insieme creatività e chiarezza. Non abbiamo mai capito perché un brand, appena comincia a parlare alle aziende, debba rinunciare al carattere. Anche un prodotto tecnico può generare un racconto sorprendente, se trovi la prospettiva giusta.

Oppure Crash Baggage, con cui abbiamo lavorato a una strategia capace di trasformare una caratteristica di prodotto in un’attitudine. Le ammaccature delle valigie diventavano il punto di partenza per affermare una filosofia: lasciarsi segnare dagli imprevisti, farne un tratto distintivo, accettare l’incidente come parte del viaggio. È un passaggio che ci interessa molto: quando un dettaglio del prodotto suggerisce un intero modo di vedere le cose.

Lo stesso vale per Pulled Porn, un progetto in cui naming e identità erano già di per sé una presa di posizione. In certi casi la creatività deve dichiarare il territorio. La provocazione, però, ha bisogno di coerenza: nome, tono di voce, segni visivi, copywriting ed esperienza devono parlare la stessa lingua. Altrimenti si esaurisce nella prima battuta.

ROT ci ha permesso di lavorare sulla costruzione di un universo. Nel fashion, dietro i prodotti devono potersi riconoscere una visione culturale e un’estetica. Abbiamo sviluppato branding, sito e piano editoriale social come parti dello stesso sistema, perché quell’universo fosse riconoscibile in ogni incontro con il brand.

Infine Ritocchini, che rappresenta un altro aspetto centrale del nostro lavoro: il potere del linguaggio. In certi settori molti servizi vengono raccontati con le stesse formule. Medicina estetica e chirurgia, per esempio, ricorrono spesso a parole fredde e toni standardizzati.

Con Ritocchini abbiamo provato a rompere questo schema, costruendo un progetto di lancio dal naming al logo, dal sito ai social, fino alla gestione ads. Cercavamo una lingua più viva, più contemporanea, capace di avvicinare le persone senza banalizzare un tema delicato. Anche questo dice molto di ciò che siamo: ci interessa trovare parole che spostino il senso, non solo parole che riempiano gli spazi.

Campagna ROT: modella in abito rosso sullo schienale di un divano nero in mezzo a un campo arato

Cosa abbiamo imparato in 10 anni di branding, comunicazione e progetti digital.

Guardando ai lavori fatti, ci accorgiamo che, pur attraversando mondi lontanissimi tra loro, abbiamo continuato a seguire la stessa idea. Partire dalla strategia creativa. Trovare il centro del progetto. Capire quale percezione vada costruita, cambiata o rilanciata. E poi fare in modo che tutto lavori nella stessa direzione.

Ci interessa la creatività che organizza, orienta, chiarisce, differenzia. Quella che rende un brand più leggibile, più desiderabile, più preciso. Che trova per ogni cliente la forma giusta, senza imporgli uno stile uguale a tutti gli altri.

Perché questo blog nasce adesso.

Questo blog nasce per raccontare i progetti che ci hanno formati, le intuizioni che ci hanno guidati, i metodi che abbiamo affinato. Per entrare nei lavori a partire dalla domanda iniziale: qual era il problema? Che cosa andava risolto? Perché abbiamo scelto proprio quella strada?

Parleremo di come si costruisce un branding coerente, di come un sito web può diventare uno strumento strategico, di cosa rende una campagna capace di cambiare la percezione di un brand. E di quello che succede quando branding, advertising, social e web vengono pensati insieme.

Mentre YOHOHO si avvicina ai dieci anni, anche il modo di lavorare che avevamo immaginato appare meno anomalo. Le strutture flessibili e le collaborazioni tra competenze diverse sono diventate più familiari. Siamo orgogliosi della strada scelta. Ma sarebbe un errore affezionarsi alla formula al punto da smettere di discuterla.

La sfida resta tenere insieme visione strategica, qualità creativa, velocità e fiducia. Capire che cosa funziona ancora e che cosa va cambiato. Vale per i progetti dei clienti e vale per noi.

È anche per questo che nasce il blog. L’anniversario ci offre l’occasione di condividere quello che abbiamo imparato e di aprire una nuova fase. Sono passati quasi dieci anni da quelle notti al Rock’n’Roll. Abbiamo fatto molta strada, da allora, ma restiamo pirati creativi in cerca di sfide coraggiose.

Aspettatevi di tutto.

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bebrave@yohoho.studio

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