Perché nella realizzazione di spot pubblicitari e campagne social c’è bisogno di un’idea davvero unica.
YOHOHO è uno studio creativo di Milano e NYC che realizza spot pubblicitari, video aziendali e campagne social partendo sempre da una domanda strategica: che cosa deve cambiare nella percezione del brand? Ecco come costruiamo campagne capaci di spostare davvero il modo in cui un brand viene visto, sentito e ricordato.
Quando si parla di campagne pubblicitarie, molte aziende pensano ancora soprattutto ai formati. Uno spot, un key visual, qualche contenuto social, magari una campagna media. Come se il problema fosse scegliere i pezzi giusti da produrre e distribuirli nel modo più efficace possibile.
Ma le campagne non cominciano da lì. Cominciano molto prima. Cominciano da una domanda più importante: che cosa deve cambiare nella percezione del brand?
A volte bisogna dare un nuovo significato a un marchio storico, oppure accompagnare nel tempo una visione e renderla credibile. Altre volte serve trasformare una caratteristica di prodotto in un’attitudine riconoscibile, o parlare a una nuova generazione senza perdere il DNA del brand. E qualche volta, semplicemente, bisogna trovare un’idea abbastanza forte da far sì che il pubblico non veda più quel marchio nello stesso modo di prima.
È per questo che in YOHOHO non costruiamo mai le campagne allo stesso modo. Non abbiamo una formula da replicare. Abbiamo un modo di lavorare che ci permette di trovare ogni volta l’idea più giusta, quella che tiene insieme strategia, immaginario, contenuti e continuità nel tempo.
Il punto, quindi, arriva prima della campagna: che cosa deve comunicare?
Le campagne partono da ciò che deve cambiare, prima ancora del mezzo.
Quando iniziamo a lavorare a un progetto di advertising non partiamo quasi mai dal formato. Non ci chiediamo subito se serva un film pubblicitario, una campagna social, una serie di contenuti editoriali o un impianto integrato su più media. Partiamo da una domanda molto più radicale: che cosa deve succedere nella testa di chi incontra questo brand?
Deve guardarlo con occhi diversi? Deve riconoscergli un tono più profondo? Deve sentirlo più vicino e più contemporaneo? Oppure deve vedere in quel marchio qualcosa che prima non c’era?
È una domanda fondamentale, perché cambia completamente il lavoro che viene dopo. Quando la risposta è chiara, anche i mezzi trovano da soli la loro funzione. Film, social, stampa, sito, magazine, newsletter, eventi, media strategy smettono di essere una somma di elementi e cominciano a lavorare come un sistema.
È anche per questo che campagne molto diverse tra loro possono nascere dallo stesso principio. Quello che cambia non è il rigore con cui le costruiamo. Quello che cambia è il problema da risolvere.
A volte uno spot non basta: serve un piano editoriale social costruito nel tempo.
Ci sono brand che non hanno bisogno di un gesto improvviso. Hanno bisogno di costruire fiducia, di consolidare una visione, di renderla leggibile nel tempo. In casi così la campagna non funziona come un’esplosione, ma come una sedimentazione.
È quello che è successo con Freddy. Il cuore del lavoro era chiarissimo: riportare al centro la sua verità più distintiva, cioè l’idea dello sport come arte del movimento. In un mercato in cui quasi tutti i brand sportswear parlano di performance, risultati, traguardi e resistenza, Freddy aveva bisogno di affermare qualcos’altro. Il corpo come espressione. Il gesto come arte. L’atleta come interprete, non solo come performer.
Per farlo non bastava un singolo spot. Serviva una costruzione più ampia. E infatti il lavoro è partito da un film-manifesto, ma è poi proseguito per anni attraverso contenuti editoriali, piano editoriale social, magazine e figure capaci di incarnare davvero quella visione, come Jury Chechi, Alessia Maurelli e Nicoletta Manni. In questo caso la campagna fa molto di più che lanciare un messaggio: lo rende credibile, lo approfondisce, lo fa diventare parte della percezione stessa del brand.
È qui che, secondo noi, si vede la differenza tra pubblicare contenuti e costruire davvero una campagna. Nel primo caso riempi i canali; nel secondo fai crescere un’idea fino a farla sembrare inevitabile.
Freddy: The Art Of Movement
Film, Art Direction, Storytelling, Social Content
A volte uno spot pubblicitario deve riscrivere la storia di un marchio.
Ci sono altri casi, invece, in cui l’arrivo di un nuovo prodotto non chiede semplicemente comunicazione. Chiede una vera riscrittura del racconto del brand. Ed è su questo terreno che le campagne diventano interessanti.
Lamborghini Urus è uno di questi casi. Non si trattava soltanto di lanciare un nuovo modello. Si trattava di introdurre il primo Super SUV al mondo e, nello stesso gesto, ridefinire il modo in cui Lamborghini parlava di sé. Urus costringeva il marchio ad ampliare il proprio immaginario, ad aprire nuove strade, nuovi mercati, nuovi pubblici, ma soprattutto a trovare una formula che tenesse insieme il suo DNA e questa nuova possibilità.
La risposta è stata Since We Made It Possible. Una frase che non serviva solo a vendere un prodotto, ma a ridefinire l’attitudine del marchio: Lamborghini come brand che rende possibile ciò che sembra impossibile. Ed è quello che ha dato al progetto la sua forza. Da lì tutto ha trovato ordine: il film, i social, il catalogo, l’evento di lancio, il sito di campagna, fino al fatto che il claim sia stato assorbito così profondamente da arrivare a campeggiare sulla facciata stessa della fabbrica 4.0, nello stabilimento di Sant’Agata Bolognese.
Quando una campagna arriva a questo livello, smette di essere una campagna nel senso stretto del termine. Diventa una formula che descrive il brand dall’interno. È forse il punto più alto a cui può arrivare un progetto di advertising: non attirare attenzione per un attimo, ma lasciare un segno nel linguaggio stesso del marchio.
Lamborghini URUS
Film, Print, Social Content, Catalog
A volte le campagne pubblicitarie devono trasformare un prodotto in un’attitudine.
Non sempre però il problema è riscrivere una grande storia. A volte il punto è prendere qualcosa di molto concreto, una feature, un dettaglio di prodotto, e trasformarlo in un immaginario.
È il caso di Crash Baggage. Il prodotto di partenza era già fortissimo: una valigia con le ammaccature incorporate come tratto distintivo. Ma una caratteristica, da sola, non basta a costruire un brand memorabile. La campagna doveva fare un passo in più: leggere fino in fondo la filosofia implicita in quel prodotto e trasferirla in comunicazione.
Da lì nasce l’idea decisiva: lasciarsi incidentare dagli imprevisti. Non evitare il colpo, ma trasformarlo in stile. Vivere il viaggio come un’avventura da attraversare senza freni, invece che come una gestione prudente del rischio. Le Crash Stories, con la loro surrealtà bellissima, nonsense e imprevedibile, fanno esattamente questo: prendono una caratteristica di prodotto e la trasformano in un’attitudine.
In casi così la pubblicità non spiega soltanto ciò che vendi: costruisce un modo di stare al mondo. Ed è quello che permette a una startup o a una PMI di smettere di competere solo sul prodotto e cominciare invece a occupare uno spazio nella memoria delle persone.
Crash Baggage
Art Direction, Claim, Storytelling, Social Content
A volte la campagna deve dare profondità a un cambiamento.
Ci sono poi casi in cui il compito dell’advertising non è né rompere né sedimentare, ma dare forma sensibile a un cambiamento più sottile. Aiutare il brand a dire qualcosa di nuovo senza farlo sembrare didascalico o opportunistico.
È quello che succede con WRUP We Two. Qui il punto non era semplicemente produrre immagini belle o desiderabili, come spesso accade nel fashion. Il brand stava accompagnando un cambio di rotta legato alla sostenibilità, e la campagna doveva trovare il modo giusto per raccontarlo: una costruzione poetica capace di generare un’emozione vera, lontana dagli slogan morali e dalle formule scolastiche.
L’impianto ispirato a Whitman, la Natura come presenza condivisa, i corpi immersi nel mondo invece che separati da esso: tutto lavora per dare profondità a questo cambiamento. Qui si vede una funzione diversa dell’advertising: non scioccare, non provocare, non inseguire il trend del momento, ma trovare il linguaggio giusto per rendere percepibile un nuovo orientamento del brand.
In un contesto come il fashion, dove tanta comunicazione pretende intensità e finisce per restare solo patinata, una campagna del genere è interessante perché ha contenuto. L’atmosfera non è una cornice, ma la forma più giusta per dire qualcosa di vero.
WRUP: We Two
Film, Art Direction, Copywriting, Social Content
A volte bisogna tornare rilevanti senza perdere il proprio DNA.
Un’altra sfida ancora è quella dei brand storici che devono parlare a pubblici nuovi senza diventare caricature di sé stessi. Qui la campagna non deve soltanto essere contemporanea. Deve far sembrare naturale un cambio di sguardo.
È quello che succede con DoDo. Il brand aveva bisogno di ritrovare rilevanza per una generazione più giovane, senza perdere quel DNA narrativo che lo aveva reso celebre negli anni Novanta. Non era quindi una questione di aggiornamento estetico, ma di equilibrio: come diventare più taglienti e più ironici senza sembrare travestiti da Gen Z?
In un progetto così, l’advertising è un’operazione delicatissima. Deve aggiornare l’immaginario senza rompere l’identità. Deve trovare un linguaggio nuovo che però sembri nascere naturalmente dal brand. È questa precisione a rendere interessanti le campagne di riposizionamento: non aggiungono un tono nuovo sopra il marchio come una maschera, ma tirano fuori una possibilità che il marchio aveva già dentro.
DoDo
Art Direction, Video, Social Content, Print
Per questo non costruiamo mai un film pubblicitario o un video aziendale allo stesso modo.
Se guardiamo insieme Freddy, Lamborghini Urus, Crash Baggage, WRUP e DoDo, la cosa più interessante non è quanto siano diversi i visual, i toni o i media coinvolti. La cosa più importante è che ciascuna campagna risponde a un problema strategico diverso.
Freddy ha bisogno di raccontare valori nel lungo periodo e farli diventare credibili. Lamborghini deve lanciare un prodotto che riscriva la storia del marchio. Crash Baggage deve trasformare una caratteristica di prodotto in un’attitudine. WRUP deve dare profondità a un cambio di rotta del brand. DoDo deve tornare desiderabile per una generazione nuova senza perdere sé stesso.
È per questo che non ci interessa applicare formule. Ci interessa capire, ogni volta, quale cambiamento vada prodotto nella percezione del brand. Perché una campagna funziona quando lascia un segno più profondo di un’immagine ben fatta o di uno slogan memorabile: quando sposta il modo in cui quel marchio viene visto, sentito, ricordato.
È da qui che ci piace cominciare, insieme ai clienti.
Quando lavoriamo a una campagna o a un progetto di contenuti, non partiamo mai chiedendoci quale formato usare per primo. Partiamo da un confronto con il cliente. Da una giornata di lavoro in cui si mettono a fuoco obiettivi, pubblico, mercato, limiti, opportunità, tempi e ambizioni. È lì che capiamo se un brand ha bisogno di costruire fiducia nel tempo, di colpire subito, di cambiare tono, di diventare più leggibile, più desiderabile o più contemporaneo.
Solo dopo scegliamo i mezzi. Perché il punto non è fare uno spot pubblicitario, un piano editoriale social o una campagna integrata in sé. Il punto è trovare l’idea giusta e darle la forma più efficace per quel progetto, in quel momento, per quel brand.
È questo il tipo di lavoro che ci interessa fare. Non inventare campagne in serie, ma costruire insieme ai clienti strategie creative capaci di lasciare il segno. Perché ogni brand ha una sfida diversa da affrontare. E ogni sfida, se viene letta bene, diventa il punto di partenza di qualcosa che il pubblico non aveva ancora visto arrivare.
Domande che ci fanno spesso.
Come si sviluppa una campagna pubblicitaria con YOHOHO?
Si parte sempre da una giornata di lavoro con il cliente: obiettivi, pubblico, mercato, DNA del brand. Da quel confronto emerge la domanda strategica giusta (che cosa deve cambiare nella percezione del brand?) e da lì nasce l’idea creativa che guida tutto il resto: spot, video, contenuti social, campagna media.
YOHOHO realizza solo spot pubblicitari o anche video aziendali e contenuti social?
Tutto questo insieme, o anche separatamente a seconda del progetto. Realizziamo spot pubblicitari, film-manifesto, video aziendali, campagne social, piani editoriali, branded content e campagne integrate su più media. Il formato dipende sempre dal problema strategico da risolvere, non da un listino predefinito.
Quanto conta avere una strategia creativa prima di produrre uno spot?
Conta moltissimo. Uno spot senza una direzione strategica chiara può essere bello da vedere ma non spostare nulla nella percezione del brand. La strategia creativa è ciò che trasforma un contenuto in una campagna: definisce cosa deve cambiare, per chi, con quale tono e attraverso quali mezzi.
YOHOHO gestisce anche i social media dopo la produzione dei contenuti?
Sì. Oltre alla produzione, ci occupiamo anche della gestione dei social media e dei piani editoriali per brand che vogliono mantenere coerenza e continuità nel tempo. Anche qui il punto di partenza è sempre strategico: non si tratta di riempire i canali, ma di costruire una voce riconoscibile e farla crescere nel tempo.
Vuoi metterci alla prova?
Raccontaci il progetto per il tuo brand:
bebrave@yohoho.studio